L’albero genealogico della mia famiglia: dai Campeggi ai Fumagalli

Prima di morire l’ultimo desiderio di mia nonna Attilia, madre di mia mamma, è stato quello di cercare notizie del suo bisnonno, Carlo Campeggi, nato l’1 aprile del 1838 e abbandonato il giorno stesso a Milano. Nonna raccontava di come tutta la sua famiglia parlasse di Carlo come un uomo estremamente intelligente e dai sorprendenti occhi azzurro ghiaccio.

Pochi lo sanno, ma nella città meneghina a partire dal 1780 Maria Teresa d’Asburgo fondò la Pia Casa degli esposti e delle partorienti in Santa Caterina alla ruota che rimase attiva fino al 1866.

L’edificio, strettamente legato all’Ospedale Maggiore di Milano, era destinato ad essere un ente assistenziale per tutti quei neonati abbandonati nella Ruota adiacente, godendo di un fondo governativo ad esso destinato. Proprio qui il mio antenato venne lasciato da ignoti nel lontano 1838.

Insieme al bimbo in fasce hanno ritrovato un biglietto, scritto dalla madre o dall’ostetrica, in cui si chiedeva come ultimo desiderio di dargli il nome Carlo, insieme a dei piccoli oggetti tra cui una cuffietta e una fascia di tela.

Chi era Carlo Campeggi?

A partire dai documenti che mi sono stati inviati dall’archivista dell’archivio storico del Brefotrofio di Milano, sono potuta risalire ad alcune informazioni essenziali per ricostruire i primi anni di vita di Carlo.

Il cognome Campeggi è stato dato in modo arbitrario da coloro che si occupavano del lato gestionale e amministrativo della Pia Casa, infatti per garantire l’anonimato non era possibile assegnare il cognome della madre o del padre. Il giorno dopo della sua nascita, il 2 aprile, Campeggi è stato battezzato, probabilmente proprio nella Chiesa interna dell’Ospedale Maggiore.

Da Milano alla Brianza

Dal Brefotrofio i bambini, a causa dell’altissima mortalità infantile dovuta principalmente al sovrappopolamento della struttura, venivano spesso mandati in paesi vicini e affidati alle balie per essere allattati.

Ho scoperto che una delle zone privilegiate era proprio la Brianza, dove vivo io stessa e dove lo stesso Carlo è arrivato poco tempo dopo il suo abbandono. Le balie venivano pagate per allevare e allattare i neonati dell’Ospedale Maggiore, e con loro potevano rimanere anche fino a 15 anni di età (vedi la voce baliatico e viatico).

Per invogliare la famiglia a tener di conto dell’educazione e dell’istruzione venivano stanziati dei premi in denaro, corrisposti ai 15 anni se i ragazzi dimostravano di saper leggere e far di conto anche dopo l’obbligo scolastico (seconda/terza elementare). Questa politica sociale era vincente e aveva lo scopo di ridurre l’analfabetismo di ritorno: il minorenne otteneva la somma solo con la tutela dell’allevatore e se dimostrava tali competenze con una lettera scritta di proprio pugno. In questo frangente si valutava la calligrafia, la grammatica e anche le operazioni di conto, in presenza del Sindaco per evitare ogni forma di frode. La somma veniva divisa tra l’esposto e l’allevatore.

Da Maresso alla Cascina Malpensata

Ritornando a Carlo, dai documenti si evince che è arrivato a Maresso, un piccolo paese in provincia di Lecco, da una famiglia dal cognome Sala. Dopo 4 anni è stato poi affidato ad un parente vedovo della coppia, con cui il mio quadrisavolo si è poi trasferito a Lomagna, in particolare alla Cascina Malpensata vicino al Mirasole.

Con Pietro Sala, Carlo è rimasto fino ai 19 anni, penso fino alla morte del vecchio, perché a 20 anni, secondo vari registri si è trasferito nella frazione di Mirasole. Qui ha conosciuto la moglie e ha iniziato a lavorare come contadino. La coppia ha concepito vari figli, tra cui anche il mio trisavolo, Luigi Campeggi.

Le domande a cui ancora non ho dato risposta sono molte:

Chi sono i veri genitori di Carlo Campeggi? Perché lo hanno abbandonato? Carlo sapeva qualcosa della sua famiglia biologica? Aveva provato a cercarla?

Purtroppo ho paura che le risposte a questi interrogativi rimarranno per sempre sepolti nella tomba insieme a Carlo.

Spero di poter aggiungere degli aggiornamenti nei prossimi mesi. Questa ricerca mi ha impegnata per anni e vorrei raccoglierne i frutti, come nonna desiderava.

Stay Tuned,

Bebi

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